Cyberbullismo: finalmente in vigore la legge

20/06/2017

Dopo quattro anni di lavori parlamentari, è entrata in vigore la Legge n. 71/2017 a tutela dei minori per la prevenire e contrastare il fenomeno del cyberbullismo, un fenomeno ormai di emergenza sociale in costante aumento, dagli esiti psicologici devastanti: l’8,5% degli adolescenti risulta preso di mira sul web e sui social, con un incremento del 30% rispetto allo scorso anno.

La legge rappresenta un segnale importante di alleanza tra i maggiori enti ed istituzioni nella lotta al cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni: messaggi, immagini, video diffusi sul web, grazie agli smartphone, per ridicolizzare, ferire, escludere o diffamare qualcuno. Il provvedimento non punta, semplicemente, a colpevolizzare, reprimere e punire i cyberbulli, quanto a prevenire, tutelare, educare e rieducare.

Ora il minore con più di 14 anni, vittima di cyberbullismo, direttamente o tramite il genitore, può segnalare, in modo semplice, al sito o al social media il contenuto offensivo e chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Un intervento immediato, infatti, considerando la velocità di diffusione nel web dei contenuti pubblicati, è fondamentale. Il gestore della piattaforma, quindi, ha a disposizione 24 ore per prendere in carico la segnalazione e altre 24 ore per rimuovere i contenuti.. Se nelle 48 ore ciò non avviene, l'interessato si può rivolgere al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

Il bullo cybernetico viene convocato, insieme ai genitori, dal Questore che dà corso alla procedura di ammonimento, per renderlo consapevole delle sue azioni aggressive e della gravità degli episodi posti in essere, e che può decidere di inserirlo in un percorso sociale o di messa alla prova, per recuperarlo.

Il provvedimento prevede anche che, in ogni istituto, tra i professori deve essere individuato un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e contrasto. Il preside ha il compito di informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico, che non costituiscono reato, ed attivare adeguate azioni educative. Il Miur deve predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l'altro, sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l'educazione alla legalità e all'uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico, secondo la legge, collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.

In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia il cyberbullo, sulla falsariga di quanto già è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore. Gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

Presso la presidenza del consiglio, infine, sarà istituito un tavolo tecnico interministeriale con il compito di redigere un piano di azione integrato dei vari interventi per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.