Alcol e giovani: Italia e Africa a confronto

14/11/2017

Venerdì 27 ottobre, nell’ambito della Campagna AlcolOltre - il vero sballo è dire no, a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è tenuto il convegno Alcol e giovani: Italia e Africa a confronto, cui hanno partecipato medici, psicologi, missionari e persone che hanno portato la loro testimonianza diretta sul tema.

Tutti i relatori, purtroppo, hanno evidenziato che l’abuso di alcol abituale e il bere occasionale eccessivo sono in aumento, soprattutto tra le donne e tra i giovani, nonostante sia vietata la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche al di sotto dei 18 anni di età.

Negli ultimi anni in Italia si sta modificando il modello di consumo del bere giovanile. - ha spiegato Leonardo Dell’Accio, ricercatore del NOA Perini Milano di cui è responsabile Maria Raffaella Rossin, relatrice del convegno con un suo importante contributo - Da modello mediterraneo, contraddistinto da un uso dell’alcol, soprattutto vino o birra, durante i pasti, come modello di condivisione e dello stare insieme, di una fascia d’età più matura, a modello nordico con consumo occasionale e smodato, prevalentemente di superalcolici, lontano dai pasti, solitamente in discoteca e pub, di una fascia d’età di giovani e giovanissimi.

È allarmante, poi, il fenomeno del binge drinking che comporta l'assunzione di 6 o più bicchierini di bevande alcoliche in una singola occasione e in un breve arco di tempo per raggiungere volontariamente uno stato di ebbrezza che può condurre fino al coma etilico. Le fasce di età coinvolte in questa problematica tendono ad abbassarsi poiché colpiscono non solo i giovani dai 18 ai 24 anni ma anche quelli tra gli 11 e i 17. Questa cattiva abitudine nuoce gravemente alla salute, provocando danni a volte irreparabili al fegato (cirrosi epatica) e al sistema nervoso centrale con compromissione delle facoltà cognitive e della memoria.

In Italia, e anche in Africa la rete è opportunità in un mondo globale - ha spiegato padre Giordano Rigamonti, responsabile della Campagna - ma anche pericolo, soprattutto per i giovani mettendo a disposizione i propri contenuti senza tutele e passando messaggi che i genitori e gli educatori non riescono a controllare. Diventa, pertanto, difficile il dialogo fra le generazioni e la trasmissione equilibrata delle norme e della saggezza di vita acquisita con l’esperienza degli anni. Il bere sregolato diventa sinonimo di festa, chi non beve è escluso dal gruppo. L’alcol è un facilitatore sociale, è sollievo temporaneo alla sofferenza e genera l’illusione di dimenticare i problemi della vita quotidiana. È importante che i giovani siano a conoscenza dei rischi a cui vanno incontro per poter scegliere.

Mons. Ponce de Leon, vescovo della Diocesi di Manzini in Swaziland, ha confermato che il problema riguarda anche la sua nazione: Non è qualcosa dalla quale uno può uscire da solo e per questo c’è bisogno veramente di trovare dei mezzi che possano aiutare questi giovani che all’inizio si sentono più liberi, bevendo l’alcol, ma dopo un po’ di tempo si trovano come chiusi in una gabbia dalla quale non riescono a uscire da soli.

Intenso è stato l’intervento di Samuel Wachira, missionario della Consolata del Kenya, ex alcolista che ha affermato: Fino a un certo punto l’alcol ha preso la penna e ha scritto la mia storia. Ora sono io libero dall'alcol che scrivo la mia storia. Trovate l’orgoglio di dire no grazie, non bevo. Scegliete di vivere.

I contributi di padre Lino Tagliani, Giovanna Marelli, Marina Barcella, e la conclusiva tavola rotonda, con Laura Poretti, e Stefania Biagini, coordinate da Emanuela Baio, hanno completato il quadro con proposte alternative.

L’alcol-dipendenza - ha concluso la senatrice Baio - è e deve essere riconosciuta come una vera e propria patologia, è una malattia fisica e psichica, invitato tutti a collaborare con i promotori della Campagna AlcolOltre dell’Associazione Impegnarsi Serve Onlus (www.impegnarsiserve.org).