Un fotografo di grande successo decide di mollare la sua vita e di andare a vivere a Palermo, dove incontra una bellissima restauratrice

Palermo Shooting: un film di Wim Wenders

  Cultura e Spettacoli  

 Finn (Campino), un fotografo il cui lavoro è molto apprezzato in campo internazionale, è un uomo costantemente in azione. La sua vita è brillante, ma disordinata. Il suo cellulare è sempre in funzione e suona in continuazione, dorme pochissimo (e quando dorme ha gli incubi: scheletri, orologi liquidi alla Salvador Dalì, un tipo incappucciato con arco e frecce ..) e il suo lettore mp3 è sempre in funzione e la musica che ascolta in cuffia è il suo unico e fedele compagno.

Una sera, mentre si trova alla guida della sua auto, vede la morte in faccia, rischiando un incidente dalle conseguenze letali. Da quel momento la sua vita cambia. L’incidente gli restituisce la capacità di guardare. Un segno, un’intuizione, passa in quella notte come un possibilità di redenzione. Il segno indica Palermo.

Finn abbandona la Germania e si reca a Palermo con l´alibi di un servizio fotografico, ma in realtà vuole azzerare la propria esistenza per ripartire da capo. L´ossessione della morte però non lo abbandona. Si vede colpito o sfiorato da frecce scagliate da un essere misterioso che lo segue. A mitigare solo in parte questa sensazione provvede l´incontro con Flavia (Giovanna Mezzogiorno), una restauratrice impegnata su un grande affresco cinquecentesco raffigurante il trionfo della Morte.

Il protagonista del film Campino, il cui vero nome è Andreas Frege, nato a Düsseldorf il 22 giugno 1962, ha fondato nel 1982 I Die Toten Hosen (i pantaloni morti), la band punk-rock di lingua tedesca di maggior successo al mondo, i cui dischi hanno superato i 10 milioni di copie vendute.

Da tempo Wenders e Campino avevano l’idea di girare un film insieme. Per questa ragione ho scritto il ruolo del protagonista – ha dichiarato il regista – praticamente su Campino, conoscendo le sue qualità di attore e la sua formidabile presenza scenica.

Wim Wenders, regista e sceneggiatore del film, però, manca completamente il bersaglio ... Si identifica con il protagonista non solo sul piano narrativo, ma anche su quello della riuscita complessiva dell´opera lugubre e necrofila. Vuole dire troppo e tutto … E’ didascalico quando riflette sull´uomo, la vita e la morte e sfiora il ridicolo involontario nel dialogo finale.

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